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Egadi: L’arcipelago del “Panda” del Mediterraneo.

Le limpide acque dell’Arcipelago Egadino tornano ad essere frequentate, dopo quasi cinquant’anni, dall’esemplare più raro e più a rischio di estinzione del Mediterraneo. La Foca Monaca, il “Panda del mare” di cui si stima siano rimasti solo 450 esemplari al mondo, è stata fotografata quest’inverno da una delle fototrappole piazzate nelle grotte più impervie dell’Arcipelago dai ricercatori dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e dell Area Marina Protetta. L’ultimo controllo, nei siti delle tre isole in cui sono state collocate un totale di 9 foto-trappole, ha confermato, per il terzo anno di seguito, la frequentazione durante il periodo invernale di un esemplare di Foca monaca nell’arcipelago. Stavolta addirittura sull’isola di Favignana. Le foto trappole sono fotocamere digitali dotate di sensori di movimento e di calore che si attivano automaticamente al passaggio di un animale

Non recano alcun disturbo in quanto utilizzano Led all’infrarosso o Led completamente schermati nel momento dello scatto. I ricercatori sottolineano che “Gli individui ripresi dalle fototrappole sono con quasi certezza due esemplari diversi e presumibilmente femmine adulte, vista la taglia, la colorazione del pelame e la cospicua presenza di cicatrici sul corpo degli esemplari fotografati. Questa ultima constatazione lascia ben sperare poiché, sebbene non vi siano prove di attività riproduttive nell’arcipelago, le cicatrici sul corpo sono indicative di tentativi di accoppiamento ed è verosimile che gli esemplari osservati abbiano interagito negli ultimi anni con altri esemplari maschi. L’ultimo avvistamento immortalato dalle foto trappole conferma l’importanza delle attività di monitoraggio e di conservazione nell’intero arcipelago quale sito di frequentazione della specie nel Mediterraneo occidentale”

La foca monaca da sempre ha abitato il Mediterraneo e le coste delle Egadi.La zona di Favignana che prende il nome di “Bue Marino” deve proprio alla presenza di questi “buoi del mare”, che possono arrivare a pesare 320Kg, la sua denominazione. I pescatori non gradivano la sua presenza in mare dato che predava i pesci e poteva costituire un pericolo per i guadagni; non era raro, negli anni 60, trovare animali uccisi. “Nel 1960 uccisioni volontarie della foca nelle isole Egadi sterminarono di fatto l’animale.- Afferma Stefano Donati dell’AMP- Da allora gli avvistamenti si contano sulle dita di una mano. Ma dal 1991, quando è stato istituito il parco Area Protetta delle Egadi ed è aumentata la consapevolezza nella preservazione dell’habitat e le specie, qualcosa è cambiato.

Il fatto di averla avvistata in inverno è incredibile, dato che di solito in quel periodo non si spostano. E’ un cambiamento dovuto al diverso atteggiamento delle comunità locali nei confronti della foca. Per noi dell’Area Marina Protetta è il risultato che premia gli sforzi fatti nelle politiche di conservazione di quest’area. Per continuare ad attirare le foche sulle nostre coste – conclude Donati – dobbiamo invitare tutti alla massima attenzione”.In tal senso Ispra e Amp Egadi hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione in caso di avvistamenti.
– In caso di avvistamento in mare, spegnere subito i motori dell’imbarcazione e aspettare che l’animale continui il proprio percorso.
– In caso di avvistamento di una Foca monaca durante una nuotata o un’immersione, allontanarsi lentamente per non disturbare l’animale.
– La Foca monaca utilizza le grotte marine per riposare e per le cure parentali; anche l’occasionale incontro con un subacqueo all’interno di questi delicati ambienti può provocare l’allontanamento delle foche per molti anni da questi luoghi.

E’ quindi necessario evitare l’ingresso nelle grotte sia con piccole imbarcazioni sia a nuoto. L’appello a turisti e naviganti, se incontrassero una foca, è quello di spegnere i motori delle barche, lasciare che le foche si allontanino, non disturbare o inseguirle e in assoluto, se l’animale fosse insieme ai cuccioli, mai cercare di avvicinarli poichè lo stress potrebbe determinare l’abbandono del piccolo. Il Presidente dell’AMP, Giuseppe Pagoto ha commentato “Credo che, al di là del risultato scientifico, sia il coronamento di tanti sacrifici e di tanto lavoro del Direttore dell’AMP Donati e di tutti i collaboratori, oltre che dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente. Ritengo possa essere considerato anche un segnale verso lo sviluppo sostenibile e una ulteriore possibilità di promozione delle nostre uniche e davvero incredibili isole.

 

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