Il fascino del Castello di Venere

Il castello di Venere si erge maestoso su una rupe isolata nel versante sud-orientale del monte Erice, in una plastica posizione che ne fa un elemento di continuità quasi naturale della montagna.Il castello fu sede nell’antichità di diversi culti e riti mediterranei, tutti facenti capo al culto originario della fecondità. La città di Erice e il suo antico castello sono intimamente intrisi di miti e leggende, tanto da rendere l’intero territorio della vetta ericina un luogo magico sospeso tra sogno e realtà. Secondo un’antica leggenda tramandata oralmente, da un preciso punto del castello si dipartirebbe un lunghissimo cunicolo sotterraneo, percorrendo il quale si giungerebbe alle falde della vetta nei pressi del porticciolo di Bonagia, o secondo altri addirittura nella zona del porto di Trapani. I principali miti e le leggende relative alla città ed al castello di Erice sono quattro: il primo vuole che fu Enea, figlio di Venere, a fondare Elyma l’odierna Erice, in onore degli eroi troiani Elimo ed Egesto, stanziatisi in Sicilia all’indomani della distruzione di Troia.

Il castello di Venere a Erice

 Il secondo mito vuole che la città di Erice fu fondata dall’omonimo re Erix, nato dall’unione di Venere con Bute, un componente della mitica spedizione degli Argonauti, che dalla dea fu salvato dopo essersi gettato in mare attirato dall’irresistibile canto delle sirene.Proprio al periodo del regno di Erix risalirebbero due importanti costruzioni: l’antico sistema murario della città, ovverosia le cosiddette mura ciclopiche, costituite da migliaia di blocchi megalitici posti a crudo con un perfetto incastro, ed il primo impianto dell’antico tempio di Venere, individuato nella zona a sud-est della rocca, all’interno del perimetro del castello. Secondo un altro mito, si deve a Dedalo, il leggendario architetto del labirinto del Minotauro, l’opera di allargamento del perimetro murario dell’originaria struttura dedicata al culto della prostituzione sacra in onore di Venere, e la costruzione di un ponte in muratura come sua via d’accesso.

 

Vista dal castello di Venere a Erice

Il santuario era anticamente costituito da un tempietto circondato da un portico e delimitato da un bosco sacro: espressione massima dell’unione tra uomo e natura e del suo fecondo divenire. All’ingresso del tempio c’era una vasca per il bagno rituale dove gli uomini si purificavano prima di ricevere il sacro abbraccio dell’amore dalle Ierodule, le sacerdotesse sacre cinte di rosso e consacrate alla dea. Gli unici resti tuttora visibili dell’intera struttura del santuario all’interno del castello sono costituiti dai muri di una casa punica, da alcuni blocchi in pietra che segnalavano le postazioni delle sacerdotesse, da un bagno romano e da un’antica cisterna detta pozzo di Venere. Un altro racconto mitologico narra della venuta ad Erice dell’eroe greco Ercole, il quale giunto in Sicilia venne subito sfidato in un duello di pugilato dal re della vetta Erix che perse la vita e i futuri diritti di regno sul territorio ericino contro il semidio figlio di Zeus.

 

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