La Casa di Circe a Calatafimi

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Calatafimi, posizionata tra le dolci colline dell’agro segestano, sorge dove un tempo immemore prosperò una città di origini millenarie il cui nome era Acesta, ubicata nei pressi del fiume Crimiso, di cui Virgilio narra nell’Eneide e di cui pure parla nei suoi “Ragionamenti istorici” lo scrittore Pietro Longa. Acesta si può così distinguere dalla coeva Egesta, l’antico nome della ben più nota città Elima di Segesta. La leggenda vuole che gli Elimi fossero i diretti discendenti di alcuni troiani scampati alla storica distruzione della città di Troia. Si narra che Aceste, figlio della nobile troiana Egesta e del dio fluviale Crimiso, fu il primo re di Segesta. Tra i più bei reperti che l’antichità ci abbia restituito si eleva, intatto sullo sfondo di un paesaggio incontaminato, il celeberrimo Tempio dorico, esastilo, databile all’inizio del V secolo a.C. Il moderno paese di Calatafimi si è sviluppato nel IX secolo intorno al Qal’at Fîmî, da cui il toponimo Calatafimi, cioè il castello di Eufemio (in arabo), o Castrum Phimes (in latino), di cui restano alcune tracce, in prossimità dei resti della città elima di Segesta. Con i Normanni Calatafimi fece parte del regio demanio per più di 250 anni e divenne terra feudale quando nel 1336 Federico D’Aragona la diede in feudo al figlio Guglielmo. Dopo un lungo periodo di oblio durato secoli, la città di Calatafimi balzò agli onori della cronaca quando il 15 maggio 1860, nel vicino colle di Pianto Romano, le truppe dei mille, nella celebre spedizione, affrontarono in una memorabile battaglia, alla testa di Garibaldi, le truppe borboniche. Ora, un’antica leggenda vuole che uno dei più antichi quartieri di Calatafimi, che porta il nome di “Circiara”, fosse una delle dimore della maga Circe e che quindi proprio da essa si possa fare risalire il suo nome. Il fatto in sé rappresenta una vera e propria curiosità degna di attenzione, poiché, in effetti, secondo un’antica tradizione, riportata anche sui testi del Pitrè, alle donne di Calatafimi è stata attribuita la cattiva fama di fattucchiere, maliarde, streghe, dacché sarebbe nato il motto ingiurioso: Calatafimara, animulara. Alla luce di ciò si può ben dire, a parte le colorite note di folclore, che si rifanno alle “credenze e pregiudizi del popolo siciliano”, per citare l’opera del grande Pitrè, che la leggenda costituisce, oltre al suo contenuto informativo, un interessante spunto per una rilettura in chiave moderna (butleriana) dell’intero testo dell’Odissea di Omero, in quanto riporterebbe ancora una volta i passi dell’astuto Ulisse nell’antica isola di Trinacria, più in particolare nell’entroterra della Provincia di Trapani. Rileggendo l’episodio dell’Odissea, che vede Ulisse alle prese con la maga Circe, Omero ci dice che essa era una maga con straordinari poteri e che la sua dimora era sull’isola di Eea, l’isola dell’Alba, nel Circeo, ma che noi, con un gioco d’immaginazione potremmo collocare come immersa tra la fitta macchia e la selva sicula, magari tra i fasti dell’antica Acesta. Omero narra poi che la maga abitasse in un antico e splendido palazzo che si ergeva nel mezzo di un fitto bosco, e che tutt’intorno alla casa troneggiavano leoni e lupi, le vittime delle arti magiche della maga Circe, poste lì per terrorizzare i visitatori. Ulisse, in una famosa tappa della sua personale odissea, divise i compagni di viaggio in due gruppi, quindi ne inviò uno in esplorazione nel palazzo di Circe, ma essi caddero vittime degli incantesimi della maga, che li trasformò in maiali, leoni e cani, a seconda della propria indole. Ulisse partì in loro soccorso e nella foresta incontrò il dio Ermes, il quale lo rese immune alla magia di Circe. Egli penetrò così nella casa della maga rendendola innocua e riuscendo a riportare in salvo i compagni. Si può, infine, osservare che se, come si dice, in ogni leggenda vi è sempre un fondo di verità, la verità per ciò che riguarda un posto come Calatafimi ed il suo quartiere della Circiara, è che resta ancora oggi un luogo un po’ magico, fatto di vicoli, sentieri e stradine contorte, dove pare di perdersi; un luogo ancora pieno di quel fascino antico che porta la fantasia ad immaginare e la vista a spaziare su fino al mirabile Castello Eufemio, che da secoli troneggia sul paese come un antico custode della sua storia.  

 a cura di Michele Di Marco

 illustrazioni di Sara Morghese

 

 

Autore dell'articolo: Redazione

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