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La leggenda del passaggio di San Pietro a Trapani

Intorno ai primi secoli dell’era che si data Dopo Cristo, la realtà sociale e culturale nei territori dell’odierna Trapani aveva una profonda commistione con la vita religiosa e spirituale. Molte erano le pratiche religiose ed i credi professati, in particolare il politeismo ed i residui di antichi culti pagani avevano ancora una forte presa sulle genti che solo da poco iniziavano a recepire anche attraverso la viva voce dei primi pellegrini i fondamenti del cristianesimo nella sua forma originaria.

Trapani, l’antica Drepanum, è sempre stata al centro di importanti flussi migratori che hanno importato in questo territorio genti, merci, idee, giacché era allora, come ora, l’equivalente di un’antica porta che apriva per tutto il Mediterraneo la via alle rotte per la penisola italiana, Roma ed il continente europeo in genere. Una rotta, dunque, che interessava gli scambi commerciali e che ha mosso nel loro storico passaggio i diversi popoli che si sono susseguiti alla conquista della terra di Sicilia. Fenici, elimi, greci, romani, questi i popoli che più di tutti nei primi secoli del primo millennio hanno influenzato la cultura, la vita sociale e politica e non ultimo la religione della Sicilia e dei siciliani.

Le città di Trapani, Erice, Segesta, Marsala, hanno assimilato numerosi culti religiosi, che nel tempo si sono perduti o che per un fenomeno di sincretismo religioso si sono trasformati, riassorbendosi e mitigandosi poi nell’alveo delle di là da venire pratiche religiose. Così si può ricordare il culto fenicio di Baal Hammon, che esigeva per i suoi adepti il sacrificio del primogenito maschio, di cui si ha testimonianza nell’ isola di Mozia, dove anticamente all’interno dell’area del Tophet vi era un tempio per il culto ed i sacrifici in onore di questa divinità, o il più noto culto della Venere ericina, che incarnava in sé la sintesi della religione greca e di tutte quelle religioni mediterranee che anticamente praticavano un culto propiziatorio della fertilità della terra e della donna, e che si identificavano comunemente nella venerazione dell’ancestrale dea madre Cibele, che si trasformerà nel corso dei secoli nella devozione mariana.

Ora vi è una teoria, agiografica e campanilistica, non accolta dalla storia ufficiale e neppure da quella del cristianesimo ortodosso, per cui nei primi anni dell’era cristiana, intorno al 44 d.C., l’apostolo Pietro, il fondatore della futura Chiesa universale nella città di Roma, lasciò la sua terra d’origine per iniziare il suo pellegrinaggio evangelico. Secondo questa tradizione Pietro partendo da Antiochia, sarebbe giunto in Sicilia, arrivando a Trapani, prima tappa della sua missione apostolica fuori dalla Terra Santa. Proprio qui, come vuole questa storia che sa di leggenda, Pietro, il capo degli apostoli, iniziò la sua predicazione e come una muta ma avvincente testimonianza di ciò, una dimenticata tradizione cittadina vuole che la chiesa di San Pietro a Trapani, sarebbe ad esso dedicata ed eretta nella pietra, in memoria del suo passaggio nell’ antica città di Trapani.

In effetti San Pietro a Trapani, nell’omonimo quartiere, con un assetto basilicale a cinque navate, unico esempio nel suo genere, si attesta come la più antica chiesa cittadina; venne edificata, infatti, intorno al 1076 dal normanno Ruggero d’Altavilla, ma fu fondata come luogo di culto anteriormente a questa data, in epoca paleocristiana, ed in precedenza è noto che fosse la sede di antichi culti pagani. Ora la tradizione storica vuole che gli apostoli Pietro e Paolo vennero in Italia risalendo la Penisola per predicare il nuovo credo cristiano, arrivando il 28 gennaio dell’anno 46 d.C. nella capitale dell’Impero Romano, dove si fermarono. L’arrivo dei due Apostoli in Sicilia, è attestato dalla secolare tradizione scritta e orale della Chiesa siciliana, ciò confermerebbe l’origine del Cristianesimo in Sicilia nel I secolo d.C., purtroppo questa tradizione fu rigettata in modo preconcetto dagli storici moderni, solamente perché non riportata dai documenti storici più certi del I e II secolo, e non confermata dalle fonti posteriori del V e VIII secolo, seppure fosse nota agli storici posteriori a questo periodo.

Sarebbe, quindi, diventata opinione comune che la tesi del passaggio degli apostoli in Sicilia sia una mera leggenda popolare, poiché sarebbe stata semplicemente inventata e tramandata oralmente. V’è da dire però che secondo la tradizione siciliana capeggiata dall’ abate e storico Rocco Pirri, San Pietro, dopo aver fondata la chiesa di Roma, stabilì in Sicilia delle cattedre vescovili, ripercorrendo così idealmente le tappe del suo primo viaggio nell’Isola, insediando San Marciano a Siracusa, San Pancrazio a Taormina, e nel 46 d.C. San Pellegrino a Trapani, il quale esercitò la sua missione pastorale sino alla sua morte, avvenuta nell’anno 90 d.C. Un altro argomento usato per destituire di fondamento la tesi dell’arrivo di San Pietro in Sicilia, è quello per cui si ritiene che l’Apostolo sbarcò sulle coste pugliesi, seguendo perciò le antiche rotte romane; diverse città pugliesi, come Otranto, Leuca e Taranto, vantano invero la fondazione petrina delle proprie diocesi.

Ma a dirla tutta, altri storici, seguendo l’opinione di Tucidide (Lib. VI) e di Polibio (Lib. I), sostengono che le armate dei Cartaginesi, quando dall’Africa giungevano in Sicilia, approdavano nel porto di Drepanon, Trapani, ciò comproverebbe che verosimilmente questa dall’Africa all’Italia fosse una rotta praticabile ed una meta possibile. Infine, in favore della bontà della tesi dell’arrivo di San Pietro in Sicilia ed in particolare a Trapani, si può sostenere un argomento logico, per cui, dovendo essere nello spirito della prima opera apostolica il convertire ed evangelizzare al cristianesimo quei popoli che praticavano i culti pagani, ed essendo nota la presenza nei territori di Trapani, Erice, di antichi culti pagani ed arcane pratiche religiose, come il culto di Baal Hammon, di Saturno e quello della Venere ericina, appare anche perciò chiaro che questo territorio, trovandosi per posizione geografica ed importanza storica all’inizio di un cammino che porterà l’apostolo del Cristo a Roma, dovesse rappresentare una meta obbligata del suo itinerario. Pertanto, si può dire, ad onor del vero, che la città di Trapani sia stata una protagonista storica dei processi di rivoluzione culturale che hanno improntato la civiltà occidentale sin dalle origini del cristianesimo, attestandosi a ragione come una sua prima culla ante litteram.

a cura di Michele Di Marco

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