La leggenda del tesoro maledetto del Conte Chiaramonte

La seguente leggenda, tratta da uno dei racconti del libro di Vincenzo Adragna, “La messa del prete morto”, ha un impianto storico concreto e una collocazione geografica precisa, il suo personaggio principale è il conte Andrea Chiaramonte, un nobile possidente siciliano. Il periodo storico è il XIV secolo, l’ambientazione è Erice, nella Sicilia medievale tenuta sotto scacco dai cosiddetti “baroni, cioè la rigida società nobiliare che a quell’epoca deteneva potere e ricchezza nell’Isola, a discapito del popolo che ne subiva ogni sorta di angherie. Alla fine del XIV secolo, nel 1393, a dare risposta al popolo vessato dai nobili, saliva al trono del Regno di Sicilia il re Martino d’Aragona, il quale giungendo nella città di Erice come un inatteso liberatore ne ricevette simbolicamente le chiavi. Fu allora che il Conte Chiaramonte, visto in pericolo tutto il suo potere, tentò di attirare a sé durante una cena di gala le simpatie dei nobili ericini, cercando di convincerli che non ci si potesse affidare agli spagnoli nel governo della città, chiedendone quindi le chiavi ed il potere militare.leggenda-tesoro-conte-chiaramonte-erice Alla risposta di rifiuto del Morana, uno dei nobili convitati, il Conte Chiaramonte lo fece subito uccidere per poi esporne in piazza il corpo, fece poi mettere agli arresti tutti gli altri nobili per avere campo libero. Si racconta allora che il Conte chiese a Gerardo, uomo a capo della sua servitù, di nascondere il suo enorme tesoro, attraverso un passaggio segreto che, aprendosi dietro la tastiera del letto e passando per un cunicolo nella vicina chiesetta di Sant’Elia, conduceva dal palazzo del Conte alla piana di Chiaramusta, una sorgente di acqua di sua costruzione che riforniva l’acquedotto di Trapani.leggenda-conte-chiaramonte-ericeIl Conte ordinò quindi ai quattro servi di svuotare la vasca di acqua e di posarne sul fondo il tesoro, dopo averla fatta riempire fece scavare ai servi una fossa; a lavoro compiuto diede loro con l’inganno del vino avvelenato che li stordì e in un lampo li uccise tutti e quattro con un piccone, sotterrando così nella terra il tesoro ed il suo terribile segreto. Nello stesso momento il figlio del Morana, il nobile ucciso dal conte, correva a Palermo a chiedere aiuto al re Martino, che inviava ad Erice le truppe regie, mentre il conte, impaurito dalla scia di sangue che i suoi passi stavano lasciando sulle strade della città, era in preda al rimorso e la sua mente era scossa da orrende immagini di morte, i suoi occhi ormai scorgevano ovunque quattro bisce nere, in cui egli vedeva gli spiriti irrequieti dei suoi quattro servi uccisi. L’ultima vittima della furia del Conte fu Bellina, la figlia del maggiordomo Gerardo, la quale venne uccisa perché vide il Conte fuoriuscire dal passaggio segreto con i vestiti ancora sporchi di sangue; il Conte, quindi, ripreso il passaggio fuggi a Palermo e lì le truppe regie che lo inseguivano l’arrestarono e lo giustiziarono.Da allora in poi del tesoro del Conte Chiaramonte non si seppe più nulla, in molti per anni lo cercarono senza mai trovarlo, si cominciò perciò a vociferare che il tesoro del Conte era maledetto e che per questo era stato “incantato”.leggenda-tesoro-conte-chiaramonte-erice-02Il tesoro, infatti, non si trovava più sul fondo della vasca di Chiaramusta, e si diceva che si fosse magicamente materializzato sotto l’altare Maggiore della chiesetta di Sant’Elia. Proprio dove qualcuno ancora oggi ritiene si trovi, invisibile tra le dimenticate rovine della chiesa, custodito dai fantasmi inquieti di Gerardo e della figlia Bellina. La leggenda vuole che vi sia un solo modo per vincere l’incantesimo che rende il tesoro invisibile, ossia camminare a passo svelto per il viottolo pietroso che conduce da Erice alla piana di Chiaramusta, mangiando una melagrana dal peso di un oncia senza farne cadere a terra neanche un chicco.

Di Marco Michele

Autore dell'articolo: Redazione

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