La leggenda della grotta di Segesta

Una leggenda tramandata oralmente nelle località tra Calatafimi e Segesta, narra che nell’area di Segesta,  precisamente a ridosso del monte Barbaro,  nel declivio che dal tempio scende fino alle sue pendici, vi sia una grotta entro la quale da tempo immemore giace incustodito un inestimabile tesoro. Pare che nel percorrere il corridoio della grotta, che verso la sua fine diventa un cunicolo, ci si possa imbattere, nell’ultimo tratto in cui la grotta s’ingrandisce, in un enorme statua, identificata dai locali con quella di un santo, raffigurante per qualcuno l’arcangelo Michele. La statua impugnerebbe nella mano destra un grosso martello, a protezione di un immenso tesoro composto di ori, monili, monete e ogni altro genere di preziosi. Si dice inoltre che penetrando all’interno della grotta siano udibili sotterraneamente suoni acquatici che, accompagnando l’incedere dei visitatori, riuscirebbero a confondere e far perdere nel buio l’orientamento. La leggenda vuole che chiunque sia entrato fino in fondo alla grotta non sia mai più tornato. Gli elementi del racconto, di per sé avvincenti e pieni di fascino, presentano aspetti di verosimiglianza e forse, come quasi sempre è plausibile parlando di leggende, un fondo di verità. Infatti, situata proprio nel luogo della leggenda esiste la grotta Vanella, la cui struttura naturale  potrebbe essere stata modificata dall’opera umana, almeno nell’ipotesi che rappresentasse per i segestani una via di fuga nel golfo di Castellammare. In secondo luogo, il fatto che all’interno della grotta fosse percepibile il  sotterraneo scorrere di acque, non costituisce un mistero, giacché diversi corsi d’acqua nella zona, come il fiume San Bartolomeo, s’ingrottano sfociando in mare. Infine, considerando la presenza attestata di un antico emporio segestano, è probabile  che in passato il suddetto corso d’acqua non essendosi ancora ingrottato fosse navigabile per il trasporto delle merci, e magari con un po’di fantasia non è difficile immaginare che nella zona archeologica vi siano le vestigia di un tesoro Elimo non ancora riportato alla luce.

a cura di Michele  Di Marco

Autore dell'articolo: Redazione

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