La Leggenda dell’Isola che non c’è | Isola Ferdinandea

Le leggenda dell’isola che non c’é… più | Storia dell’ Isola Ferdinandea

Se oggi si può parlare, di un’isola che non c’è, senza fare con ciò esclusivo riferimento al mondo onirico delle favole ed a quello della letteratura fantasy in genere, è perché, proprio nell’area sottomarina del nostro territorio, vi è effettivamente quella che un tempo, non molto lontano da oggi, è stata un’isola e che ora non lo è più.

Stiamo parlando, ovviamente, di quella che è nota come la leggendaria Isola Ferdinandea, che si presenta oggi come una vasta piattaforma rocciosa sottomarina, situata a circa sei metri di profondità, all’interno dell’ampio spazio di mare compreso tra le coste di Sciacca, Mazara del Vallo e l’isola di Pantelleria.

Questa porzione di terra inabissata, che ha tutto il sapore del mito e della leggenda, che ha dato pensiero a fior di geologi, vulcanologi, nonché a politici e diplomatici di ogni risma, oggi è conosciuta nelle cartografie ufficiali come il Banco di Graham, sito a ventiquattro miglia a nord-est di Pantelleria e costituisce in sé la bocca di un vulcano sottomarino.

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La storia dell’Isola Ferdinandea nasce con l’eruzione di questo vulcano, che eruttando il 12 luglio del 1831 diede alla luce la plastica forgia di quest’isola che crebbe pian piano, elevandosi fino a raggiungere i sessantacinque metri di altezza per raggiungere un’estensione massima di oltre quattro chilometri.

Tuttavia, l’isola che non c’è più ebbe una storia piuttosto breve, infatti, essendo composta essenzialmente da tefrite, un materiale eruttivo facilmente erodibile, poiché soggetto all’azione continua del moto ondoso, l’isola scomparve tra i flutti già nel gennaio del 1832.

Un dipendente dell’Officio Topografico dell’allora Regno delle Due Sicilie, tale Benedetto Marzolla, il 10 dicembre 1831, comunicò ufficialmente che il 12 luglio, nella Secca del Corallo, era emerso un vulcano che eruttando violentemente aveva lasciato emergere dal mare un’isoletta. Il Marzolla pubblicò una descrizione dell’isola, annotando che questa era costituita da un piccolo pianoro di sabbia nera, pesante e friabile, tanto da non sostenere il peso di una persona, al cui centro vi si scorgeva un colle e poco distante un laghetto di acqua fumante, dall’acre odore di zolfo.

Il più importante testimone dell’eruzione e scopritore ufficiale dell’isola fu il capitano Corrao, il quale il 18 luglio, durante la navigazione, poté osservare il cono del vulcano in piena eruzione fuoriuscire dal mare, ben presto molti altri videro emergere un’isoletta che accrescendo nell’eruzione raggiunse, il 4 agosto, una base di tre miglia di circonferenza ed un’altezza di sessanta metri.isola_ferdinandea_leggenda_mare_storia_trapani

L’isola, che non superò la sua fase di assestamento, al di là della friabile piattaforma sabbiosa, aveva la tipica conformazione di un cono vulcanico, aveva, infatti, due preminenze sporgenti, una da levante ed una da tramontana, a guisa di due montagne collegate da una caldera formata da laghetti di acqua caustica.

Siamo nel 1831, in pieno regime borbonico e non appena la notizia di questa nuova terra emersa fece il giro del mondo, diverse potenze straniere si interessarono ad essa, intravedendo la possibilità di impossessarsi di uno strategico avamposto nel cuore del Mediterraneo.

Così già il 2 agosto l’Inghilterra occupò simbolicamente l’isola chiamandola “Graham“, suscitando con ciò il clamore e le proteste degli stessi siciliani, fatto che motivò il re Ferdinando II di Borbone, con Decreto Regio del 17 agosto, ad annettere l’Isola al Regno delle due Sicilie.

Ma la vicenda sul possesso dell’isola non era ancora conclusa, infatti, il 26 settembre anche la Francia inviò un brigantino con a bordo dei militari che posero al suolo la bandiera francese, il pittore Edmond Joinville, il quale realizzò i disegni dell’isola, ed il geologo Constant Prévost, che compì rilievi e ricognizioni tecniche che evidenziarono importanti frane sul terreno che preannunciavano il prossimo inabissamento dell’isola battezzata dai francesi “Iulia” dal mese di luglio.

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Fu allora che Re Ferdinando inviò su questa terra di nessuno il capitano Corrao, suo scopritore, il quale innalzò sull’isola la bandiera borbonica e la ribattezzò Isola Ferdinandea, in onore del suo illustre sovrano.

Benché l’atto di Ferdinando fosse chiaro e diretto a tutte le Nazioni straniere, con cui il governo borbonico rivendicava a sé formalmente a fine ottobre 1831 a norma del diritto internazionale il possesso della nuova terra, l’Inghilterra e la Francia, ignorando quanto detto, iniziarono delle reciproche rivalità per il possesso dell’isola.

Così il 7 novembre un capitano inglese giunto nell’isola ne misurò di nuovo l’estensione, che risultò ridotta ad un quarto di miglio con un’altezza di soli venti metri, e già il 16 novembre era possibile osservare soltanto piccole porzioni, finché  a gennaio un capitano siciliano ne poté costatare la definitiva scomparsa.

L’isola Ferdinandea è poi riemersa nuovamente nel 1846 ed ancora nel 1863, per poi scomparire di nuovo pochi giorni dopo, quasi sempre in concomitanza di eruzioni vulcaniche ed in seguito a forti scosse di terremoto.

Di questa leggendaria isola che non c’è, rimane oggi un vasto banco di roccia lavica, per chi fosse interessato a visitarlo, le coordinate geografiche dell’esatta posizione sono: latitudine 37,11 nord e longitudine 12,44 est, va detto, infine, che giammai l’isola Ferdinandea dovesse riemergere, si può solo immaginare quale traffico e spiegamento di mezzi navali militari delle solite Nazioni interessate si possa mobilitare in vista di una sua nuova rivendicazione. Ma a ciò l’astuto popolo dell’antica Isola di Trinacria ha posto una preventivo rimedio, posando sul fondo del banco una targa marmorea a futura memoria, donde sta scritto che: “l’Isola Ferdinandea era e resta dei Siciliani“.

a cura di Michele Di Marco

 

Autore dell'articolo: Redazione Evento

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