La sibilla di Marsala | Storie dall’ oblio

La figura della sibilla veniva rappresentata con le vesti di una sacerdotessa con virtù profetiche. Particolarmente nota era la sibilla di Cuma, che in Sicilia fu identificata con la sibilla di Lilibeo (l’odierna Marsala). Riguardo la sibilla di Lilibeo, si narra che vivesse dentro una grotta dove si trovava un pozzo miracoloso, l’acqua del quale avrebbe reso un indovino chi l’avesse bevuta. Di questo pozzo parla anche Diodoro Siculo a proposito dello sbarco di Annibale a Lilibeo nel 409 a.c., il che attesta che questo luogo sacro fosse conosciuto ancora prima della fondazione della città. Questo fatto lascia intendere inoltre come il sito fosse in origine legato ad antiche pratiche rituali pagane, ovvero al culto di Apollo. A favorire la localizzazione della grotta della Sibilla a Lilibeo contribuì anche la circostanza per cui proprio in quei luoghi fosse appunto particolarmente sentito il culto di  Apollo, come dimostra lo stemma civico di Marsala che raffigura Apollo con la lira. La Sibilla era in sostanza la sacerdotessa del dio Apollo, il cui compito in vita era quello di mettere a conoscenza gli uomini degli oracoli del dio che ella proferiva in forma di vaticini. Questa similitudine della sibilla di Lilibeo con la figura leggendaria della sibilla di Cuma, e l’accostamento rituale con l’antico culto oracolare greco, testimonia come la sibilla di Lilibeo fosse comparabile con la Pizia, sacerdotessa del tempo di Apollo a Delfi. La vera differenza tra le due mitiche figure era riscontrabile nel fatto che la Pizia fosse effettivamente una sacerdotessa in carne ed ossa, mentre  la sibilla di Marsala era una figura incorporea, identificabile in uno spirito presente nella grotta che si manifestava attraverso l’acqua del pozzo. La leggenda vuole, infatti, che la sibilla chiese ad Apollo di vivere tanti anni  quanti erano i granelli di sabbia che si potevano tenere in una mano, dimenticando però di chiedere al contempo di restar giovane, Apollo acconsentì al suo desiderio, ma a condizione che la sua giovinezza fosse il prezzo della sua verginità, la sibilla rifiutò, così il suo corpo col passare del tempo si fece sempre più scheletrico, fino a svanire del tutto, ma la sua presenza rimase sempre viva, come l’eco di una voce tonante. Con l’arrivo del  cristianesimo, il culto della sibilla non scomparve, ma si trasformò in quello di S.Giovanni. Sopra la grotta della sibilla, infatti, fu costruita nel 1576 la chiesa di S. Giovanni Battista ed una statua del santo fu posta dentro la  grotta su quella che forse era l’Ara di Apollo. La Sibilla offriva la conoscenza del futuro attraverso l’acqua del pozzo; San Giovanni invece offriva la conoscenza i Dio grazie al battesimo. Si dice che l’acqua del pozzo, normalmente salmastra, divenisse miracolosamente dolce e limpida e che addirittura risultasse salubre per i malati. Una leggenda legata alla teoria dell’origine siciliana del testo e dunque dei luoghi dell’Odissea omerica,  vuole che, proprio nell’ antro della grotta della sibilla di Lilibeo, l’astuto Ulisse venne a rifocillare e ritemprare il suo stanco corpo. La sibilla veniva ricordata anche nel rito dello scutu (ascolto) che alcune donne facevano alla vigilia della festa di S.Giovanni.

a cura di Michele Di Marco 

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Autore dell'articolo: Redazione

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