La stele di Anchise: il mistero del sepolcro perduto

E’ noto ai più che, nel suo poema epico l’Eneide, Virgilio narri le gesta eroiche del guerriero troiano Enea, avvenute durante la fuga con il padre Anchise ed i sopravvissuti esuli della città di Troia, all’indomani della sua distruzione da parte degli achei, operata con il celebre stratagemma del cavallo di legno, ingegnato dall’astuto Ulisse, con il quale questi poterono mettere fine alla storia della città di Troia. Tuttavia, forse meno noto è che nello stesso poema virgiliano viene più volte citata Trapani, Capo Drepanon, dove Virgilio nel III e nel V libro ambienta alcune delle vicende avvenute nel corso del mitico viaggio del prode Enea, il cui fato lo porterà attaverso un periplo della Sicilia in alcuni dei porti più importanti dell’Isola, tra cui quello di Drepanon, prima di approdare nel Lazio.

stele-di-anchise-pizzolungo-trapaniQui Enea, sposando la principessa italica Lavinia, da cui ebbe in genitura Silvio, capostipite dei re latini, contribuì a gettare le basi per la futura fondazione della città di Roma da parte di Romolo e Remo nel 753 a.C. Il destino dell’eroe troiano era scritto nelle stelle, giacché Enea, figlio del pastore Anchise, era per parte di madre figlio della dea dell’amore Afrodite, che una notte, prendendo le sembianze di una principessa frigia, giunse sul monte Ida, nella capanna di Anchise, dove su un letto di pelli d’orso e di leone lo sedusse unendosi a lui in un volo di api ronzanti. Afrodite partorì Enea e lo affidò alle cure delle ninfe che lo allevarono nei primi anni di vita, fu poi istruito dal centauro Chirone e sposò Creusa, la figlia del re Priamo, da cui ebbe Ascanio.

Nel corso degli anni la tensione tra gli achei ed i troiani si fece sempre più crescente con il saccheggio della città di Lirnesso per mano del pelìde Achille, che depredò pure le mandrie di Enea sul monte Ida, fino ad accendersi di colpo con il ratto di Elena, moglie del re di Sparta Menelao, ad opera del principe troiano Paride, che scatenò l’ira del re e del fratello Agamennone, i quali organizzarono una spedizione punitiva contro Troia, chiedendo l’aiuto di tutti i partecipanti al patto di Tindaro, tra cui i dardani, di cui Enea era il principe. Durante lo scontro con gli invasori Enea si dimostrò un valoroso guerriero, tanto da poter fronteggiare l’invincibile Achille, entrando così nell’olimpo degli eroi cui Virgilio dedicherà nell’Eneide la mitica epopea.

Alla caduta di Troia, Enea fuggì con la famiglia e l’anziano padre Anchise, che trasportò sulle spalle fuori della città ancora in fiamme, decise quindi di partire con i sopravvissuti alla ricerca di un posto sicuro dove riparare, nell’intento di fondare poi una nuova Troia. Preso il mare, Enea navigò fino a Delo, dove l’oracolo di Apollo lo esortò profeticamente a ricercare le radici della sua stirpe, allora Anchise consigliò di raggiungere Creta dove erano i suoi antenati Teucro e il nipote Ilo, il fondatore di Troia, ma per una pestilenza nell’isola, Enea dovette proseguire il viaggio, approdando a Butroto nell’Epiro, dove ritrovò Eleno ed Andromaca, che lì avevano fondato la loro nuova patria.

anchiseQui l’indovino Eleno, fratello di Cassandra, disse ad Enea di recarsi a Drepano, in Sicilia, rivelandogli che era destinato a fondare una grande nazione, allora i velieri troiani, evitando le temibili Scilla e Cariddi, raggiunsero Drepano, nei pressi di Erice, dove sorgeva un tempio dedicato alla dea Venere/Afrodite, la madre di Enea. Ora, stando al Poema di Virgilio, è proprio qui, a Capo Drepano, che Anchise morì e venne sepolto; in realtà su questo punto non vi è mai stato un accordo unanime tra gli storici, infatti, secondo le ipotesi di diversi autori, il luogo della morte di Anchise e quello del suo sepolcro possono essere identificati in posti molto diversi tra loro.

Così per Eustazio il luogo della morte di Anchise ed il suo sepolcro si troverebbero sul monte Ida, là dove un tempo egli custodiva le sue mandrie; secondo Dionigi di Alicarnasso questi luoghi si troverebbero nella penisola di Pallene, la terra più vicina alla Troade; il grammatico bizantino Giovanni Tzetzes, individua invece il luogo del sepolcro di Anchise in Macedonia sul monte Athos, nella città tracia di Aineaia, fondata dallo stesso Enea; Pausania poi intravide gli stessi luoghi in una montagna dell’Arcadia, chiamata in suo onore Anchisia, ed ancora si parlò dell’Epiro, tutte terre invero mete dell’epico viaggio del prode Enea. Vi è anche chi, come Servio Mario Onorato, un commentatore dell’Eneide, riportando il racconto di Varrone, ha propeso per l’ubicazione del sepolcro nell’antica Onchesmos, un odierno porto dell’Albania, oggi Saranda, denominata anche Porto di Anchise.

Virgilio prosegue la narrazione dell’Eneide raccontando la nuova partenza di Enea le cui navi naufragarono sulle coste del nord Africa, dove la regina Didone stava edificando Cartagine, qui tra Enea e Didone fu subito amore, infatti, la dea Venere inviò Cupido/Eros, che scoccata una freccia fece innamorare Didone di Enea, ma subito Zeus/Giove inviò Mercurio per distogliere Enea da quell’incanto, esortandolo a ripartire e rammentandogli il suo destino che Eleno gli aveva presagito come un monito. Ripreso il viaggio e lasciata Didone, suicida per il dolore, Enea incontrò una tempesta che lo costrinse a distanza di un anno a rifugiarsi ancora una volta nel porto di Drepano, dove Enea venne accolto dal re di Erice Aceste che, ricorrendo il primo anniversario della morte di Anchise, concesse ad Enea di celebrare dei sacrifici solenni in onore del padre, ed indisse dei grandi giochi funebri consacrati alla sua eterna memoria, i cosiddetti ludi di Enea.

Durante lo svolgimento dei ludi, Giunone/Era mandò dal cielo Iri ad invasare le menti delle donne troiane, che così presero a bruciar le loro stesse navi, allora Zeus/Giove, sventando il piano della dea, con una pioggia battente salvò il resto della flotta, permettendo così la partenza di Enea per il Lazio. In questo nuovo viaggio Enea portò con sé soltanto i giovani, lasciando vecchi, donne e fanciulli ad Erice, che con la guida del re Aceste fonderanno la città di Egesto/Segesta

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Come si è visto sopra, prendendo in esame le fonti degli antichi storici e dei commentatori latini, quello dell’ubicazione del sepolcro di Anchise costituisce un autentico mistero. Per gli storici locali come Tommaso Fazello, Leonardo Orlandini e Antonio Cordici, vi è invece stato un ampio consenso nel ritenere le zone limitrofe alla città di Trapani, i luoghi dove poter ritrovare il sepolcro di Anchise. Per il Fazello, infatti, nel De Rebus Siculis Decades Duae, edito nel 1558, la frazione di Bonagia sarebbe il luogo mitico dove Anchise, esalato l’ultimo respiro, avrebbe trovato l’onorata sepoltura, forse nei pressi del leggendario “Portus Altus”. Mentre l’Orlandini, in un breve testo del 1603, citando il celebre passo del III libro dell’Eneide, in cui si fa riferimento alle spoglie di Anchise conservate a Drepanon, esprime con forza la tesi della sua sepoltura entro le mura della città di Trapani, avvenuta nel 1275 a.C., anno dello sbarco di Enea a capo Drepano.

Lo storico ericino Cordici, in un commentario dei passi virgiliani sullo sbarco di Enea e la morte di Anchise, in accordo con il Fazello, ipotizza l’ubicazione degli eventi nei pressi della contrada di Bonagia, aggiungendo poi la citazione di un passo dello storico Diodoro Siculo, dove questi scrive che Enea eresse vicino al sepolcro di Anchise un tempietto, presso il quale lasciò un sacerdote ad alimentare dei fuochi sacri in sua eterna memoria. Fra gli storici moderni non c’è ancora una soluzione relativa al mistero del sepolcro di Anchise, l’unica opinione comune fra gli studiosi, che fa da trait d’union alle diverse posizioni sull’argomento,pare essere la tesi per cui, di sicuro il sepolcro non può essere localizzato entro il perimetro delle antiche mura della città di Trapani, in quanto questo deve piuttosto cercarsi sul litorale settentrionale trapanese, tra le località di Pizzolungo e Bonagia.

Ed è per questa ragione che nel 1930, seguendo il filo di una storia che per i voli della fantasia spazia tra il mito e la leggenda, nella volontà di identificare e dare forma e materia alla memoria, sulla via costiera che da Trapani conduce a Pizzolungo, si è voluto erigere un monumento commemorativo, la stele d’Anchise, infine, a suggello di questa tradizione, la frazione di Pizzolungo, un luogo pieno di suggestione, è stata da poco rinominata Piana di Anchise.

a cura di Michele Di Marco

Autore dell'articolo: Redazione Evento

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