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La Tonnara di San Vito Lo Capo

La tonnara di San Vito Lo Capo, sorge all’estremità del Golfo di Castellammare, sotto Monte Monaco, nella zona chiamata “del Secco” per via del fondale basso. Si ritiene che già dal IV secolo a.c. la zona fosse adibita alla lavorazione del pesce, e ciò sarebbe confermato dal rinvenimento di quattro vasche di cocciopesto utilizzate per la lavorazione del pesce e datate IV secolo a.C. per l’appunto. Si pensa che in quest’epoca, nella zona dove in seguito sorgerà la tonnara, vi fosse uno stabilimento per la produzione del Garum, salsa prelibata, prodotta a partire da interiora di pesce e pesce salato, utilizzata per condire varie pietanze. La zona continuò l’attività di pesca nelle epoche successive, anche durante le varie dominazioni subite dalla Sicilia. Si stima che la data di entrata in funzione dell’edificio come tonnara è il 1412, in seguito all’autorizzazione del Re di Sicilia Ferdinando I d’Aragona, che dava la concessione per la pesca del tonno nelle acque di San Vito. La pesca del tonno è praticata in Sicilia da tempo immemore, viene sfruttata la migrazione stagionale dei tonni che entrano nel Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra, percorrono il Mediterraneo verso est passando lungo le coste Siciliane per andare a deporre le uova nel Mediterraneo orientale nelle calde acque estive. Il percorso seguito dai tonni stagionalmente si mantiene pressoché invariato e questo ha portato alla costruzione delle tonnare nei punti più favorevoli della costa siciliana, quali Scopello, Bonagia, Favignana, Porto Palo, Trapani e San Vito Lo Capo.

tonnara-san-vito-lo-capoNella Tonnara “del Secco”, le reti venivano disposte vicino alla riva in modo da intercettare i banchi di tonni provenienti dal Golfo di Castellammare in Primavera. La Tonnara rientrava fra i possedimenti del Monastero di Santa Rosalia e proseguì nel tempo l’attività, anche con successivi ampliamenti e ammodernamenti, fino all’Unità di Italia, la nuova amministrazione italiana nell’ambito delle leggi e delle disposizione post-unitarie impose il sequestro e l’acquisizione da parte del Demanio delle proprietà ecclesiatiche e la tonnara di San Vito rientrò tra i beni confiscati e messi all’asta. Fu quindi acquistata dall’imprenditore Vito Foderà nel 1872, già proprietario della tonnara di Castellammare del Golfo, nello stesso anno di acquisizione diede inizio ad una profonda ristrutturazione che portò all’ampliamento della struttura preesistente e alla costruzione di un nuovo stabilimento per la lavorazione dei tonni pescati. In questo periodo anche grazie ai progressi tecnologici dell’epoca, la tonnara ebbe il periodo di massima attività della sua storia ed i prodotti lì lavorati raggiungevano i principali mercati italiani. Nei primi anni del ‘900 viene interrotta l’attività conserviera, rimanendo attiva solo la pesca dei tonni, che continuerà prima con la gestione dei fratelli Plaja e poi dei Monticciolo ed infine con l’acquisizione definitva da parte della famiglia Plaja di Castellammare negli anni ’30. tonnara-san-vito-lo-capo-03L’attività proseguì attraverso il secolo, con delle interruzioni durante i periodi bellici, fino al 1965, anno di chiusura definitiva della tonnara a causa di problemi finanziari. Il cambiamento del percorso della migrazione stagionale dei tonni ed i progressi tecnologici del dopoguerra avevano portato a nuovi metodi di pesca del tonno, con la progressiva chiusura delle tonnare nelle coste Siciliane a causa della riduzione del pescato. In seguito alla chiusura la struttura della Tonnara “del Secco” versa in stato di totale abbandono, sotto l’azione degli agenti atmosferici, rappresenta oggi un esempio di archeologia industriale, con tutte le strutture ed i servizi necessari alla pesca ed alla lavorazione del tonno, magazzini per le reti, ripari per le barche e gli alloggi di equipaggi e lavoratori. In Epoca recente è stata scelta come location per la ripresa di alcune produzioni televisive RAI, l’episodio “Giro di Boa” del Commissario Montalbano e la fiction “Cefalonia”.

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