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L’antica città sepolta di Selinunte

Una città bellissima, con due lagune a far da porti ed acqua dolce che giungeva sin dentro le lagune per ristorare viaggiatori di confine. Selinunte d’altronde era la più grande città del commercio del Mediterraneo del V secolo avanti Cristo. La città di Selinunte , secondo quanto riporta lo storico greco Diodoro Siculo, è stata fondata nel 650 a.C. Era una colonia della città di Megara Iblea, che si trovava dall’altra parte della Sicilia ed era a sua volta una colonia della Megara greca, una città dell’Attica. Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi prima nel 409 e poi nel 250 a.C. Da allora sopravvisse come modesto centro in epoca romana e bizantina, prima di essere abbandonata definitivamente.

Una campagna archeologica nel parco di Selinunte ha portato alla scoperta, grazie ad una termo-camera ad alta sensibilità termica che rileva l’esistenza di reperti archeologici sotterranei, l’antica città nascosta risalente al VII secolo a.C, la fiorente Selinunte. “Con una termo-camera caricata sul drone, i geologi hanno rilevato sul terreno dell’area archeologica alcune anomalie termiche riconducibili ad importanti strutture sepolte di circa 2700 anni fa ” ha spiegato Fabio Pallotta, geo-archeologo consulente dell’Università di Camerino del Parco Archeologico di Selinunte. “Da queste immagini termiche – prosegue – tutti possono osservare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano i resti del cosiddetto “Tempio M”, ora collocato lungo la sponda del fiume Selino, ma che in origine spiccava sull’estremo promontorio occidentale della laguna”.

“È come se si scoprisse una Pompei antica antecedente a quella che oggi vediamo e che possiamo visitare – ha dichiarato Gilberto Pambianchi, presidente dei Geomorfologi Italiani, coordinatore del progetto scientifico di ricerca sul Parco Archeologico di Selinunte – perché a Selinunte siamo riusciti a filmare con la termo-camera in sostanza gli ambienti naturali dei primi insediamenti, dunque una realtà non ancora venuta alla luce, ma che è sotto. Siamo riusciti anche a definire lo stato delle pericolosità idrogeologiche e sismiche insistenti su tale territorio e che potrebbero gravemente colpire l’eccezionale patrimonio monumentale esistente. In questo modo, grazie a tale studio, non solo abbiamo visto gli ambienti sottostanti, ma abbiamo potuto valutare il livello di rischio geologico in modo tale da poterlo prevenire ed aumentare la sicurezza di questo patrimonio culturale siciliano e non solo. Tutto questo attraverso dettagliati studi di geomorfologia ambientale e idrogeologia“.

Con quasi cinquantamila abitanti e dieci templi, Selinunte era una delle città più importanti della Sicilia di età greca. La campagna di scavi nel parco archeologico di Selinunte ha portato alla luce anche due nuove installazioni di culto nei pressi del tempio R. Lo ha rivelato l’archeologo a capo delle indagini, Clemente Marconi della New York University. “Le due strutture sono una rettangolare e una circolare. Inoltre è stato trovato materiale votivo, tra cui ceramica risalente alla prima generazione di vita della colonia greca e oggetti di ornamento personale in bronzo e ossa animali – ha spiegato l’archeologo -. Oltre a questi due ritrovamenti, i team che hanno collaborato agli scavi hanno trovato anche le fondamenta del tempio C, dalle quali potrà essere ricavata la data certa della realizzazione della struttura. Si può dire con certezza – ha concluso Marconi – che a Ovest del tempio R i livelli antichi sono intatti, con varie opere connesse alla costruzione del tempio C ancora ben conservate”.

In questa campagna archeologica è stato trovato l’acquedotto costruito dai Greci che, attraverso un sistema di vasche e canali, portava acqua alle case e ai campi, e del quale restano ancora tracce delle antiche tubature. Inoltre sono stati recuperati statue, vasi corinzi e persino un flauto greco: “E’ stata rinvenuta anche la più antica raffigurazione di tutto il mondo greco della divinità Ecate – dice il direttore del Parco di Selinunte, Enrico Caruso – e, ancora, altari all’interno di abitazioni domestiche. Abbiamo ricostruito le case risalenti all’epoca classica ed ellenistica, dopo la distruzione del 409 avanti Cristo da parte dei Cartaginesi”.

Gli esiti del primo anno di ricerca inducono ad approfondire in modo sistematico lo stato conoscitivo di dettaglio dello scenario storico e ambientale dell’area. Gli studi, dunque dureranno altri due anni. Grazie a questi studi sarà possibile, ad esempio, conoscere quale era il clima all’epoca delle colonizzazioni storiche, quale era l’ambiente e quali le piante, e cosa mangiavano i primi abitanti di Selinunte. Al termine delle operazioni di cantiere, su ogni ‘punto di sondaggio’ verrà installata una stele esplicativa che descriverà al visitatore le caratteristiche stratigrafiche, archeologiche ed ambientali rinvenute.

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