Alcamo e le origini da Longuro, Longarico

Alcamo, non è ancora del tutto certa l’ origine del nome dell’antica città, forse dal nome della pianta “Colo­cyhthis”, in arabo “Alquamah”, in dialetto Caccamu, o da Alcamo di Troia, accorso in aiu­to di Priamo, . Fu riedifi­cata sulle rovine di Longaricum, un importante città menzionata da Antonino Pio nell’itinerario antoniniano. Il documento più antico che parla di Alcamo è il “Libro di Ruggero” di Edrisi ri­salente al 1154. Ibn Giubar nel 1184 scrive Alqamah: grande, opulento, provvisto di un mer­cato e di moschee, essendo tutti musulmani gli abitanti di esso, al par che quelli delle masserie che giacciono su questa strada”. Longuro, senza un’ubicazione precisa, fu men­zionata per la prima volta nei versi dell’Alessandria di Lico­frone, il quale nacque nel 330- 325 a. C. Longuro si trovava in realtà sul Monte Bonifato e qui, all’ombra della potente Sege­sta, doveva vivere un nucleo di Sicani ed Elimi. Longuro, per la sua posizione di vedetta legato a Segesta, non poteva rimane­re estraneo alle sue vicende militari, e infatti sentì indiretta­mente la civiltà greca raggiun­gere il suo apogeo nel V sec. Data la sua posizione, su un monte irraggiungibile da tre lati e la sua importanza militare ed economica, si ipotizza che non subì danni rilevanti durante le guerre puniche. Quando la Si­cilia divenne provincia romana e Segesta fu dichiarata città libera ed esente da tasse per la sua fedeltà a Roma, cessò il ruolo di Longuro sul monte come luogo di avvistamento e rifugio; infatti con i Romani la Sicilia divenne il granaio d’Italia e l’emporio segestano fu valo­rizzato. Gli abitanti di Longuro dovettero, perciò, scendere alle falde del monte per praticare l’agricoltura in un terreno che si presentava fertilissimo e vici­no al mare. Da quel momento Longuro fu chiamata Longari­co. Ignazio De Blasi sostiene che il Monte Bonifato si chiamò prima Aereo e poi Longarico. Longarico ed Oliva (nei pressi di Alicia: Salemi) sono le due stazioni segnate nell’itinerario antoniniano lungo la comunica­zione interna della via Valeria che da Hiccara (Carini) condu­ceva a Lilibeo, sede del questo­re romano. L’itinerario partiva da Palermo passando per Hy­ccara (Carini), prendeva la di­rezione di Partinico, Calatubo, quindi Alcamo per poi giungere ai Bagni Segestani ed a Drepa­no (Trapani) ed infine a Lilibeo (Marsala). Maurici sostiene che la via da Palermo a Trapani e Marsala è una persistente ere­dità antica, il cui snodarsi ri­percorre l’ultimo tratto della via valeria-Pompeiana. Longuro sul monte fu poi abbandonata ed entrò a far parte dell’ ager publicus che i Romani ingran­divano anche con la confisca e che poi donavano ai cavalieri. Fu allora che il monte perde il nome di Longuro e venne chia­mato Bonifato o Bonifacio dal nome del suo nuovo proprieta­rio, un cavaliere romano forse della gens anicia. Dunque di due insediamenti, Longuro sul monte e Longarico alle falde della stessa montagna, se ne fece uno: la Longarico citata nell’itinerario di Antonino Pio, una importantissima stazione lungo la via di comunicazione romana-bizantina. Secondo lo storico Regina Longarico non sarebbe stata sul monte Bonifa­to, ma nel rione S. Vito, dove gli arabi, trovandola semideserta, la ripopolarono cambiandone il nome in Alqahm o dal nome di qualche capitano o dalla constatazione di aver trovato “una terra che dà buoni frutti”, in sostanza fondando l’odierna Alcamo. In conclusione si può dire che il territorio di Alcamo sia stato testimone del nascere e del trasformarsi di numerosi insediamenti di antiche popola­zioni come quelli degli elimi, dei romani ed infine quelli arabi del periodo della relativa domina­zione in Sicilia, sublimando con originalità le molte influenze e facendole proprie, Alcamo costituisce un esempio di partico­lare sincretismo culturale che ne fa un importante oggetto di studio storico ed etnografico. 

a cura di Michele Di Marco

Autore dell'articolo: Redazione

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