Trapani crocevia storico del primo cristianesimo africano

La città di Trapani, per la sua posizione geografica, posta a poche miglia marine dalla costa africana, ha sempre avuto una particolare relazione di scambi commerciali e culturali, quando non di violenti scontri, con i popoli del continente africano, in particolare con i Paesi nordafricani del Maghreb, come la Tunisia.

Il Mediterraneo, il mare nostrum, è sempre stato un immenso contenitore di ricchezze, condiviso con i popoli maghrebini, non dunque un ostacolo, un confine od un muro, ma un ideale ponte di trasmissione del sapere e della cultura, intese come produzione, scambio ed assimilazione di miti, leggende, filosofie e religioni.

Proprio la religione (dal latino religio: cioè “legare”, che può tradursi pure con lo stare insieme) un tempo, quando non era fonte di odio, imposizione, né ragione fondante per muover guerra o motivo di conquista e dominazione, era come la filosofia, una via ed un modo di scoprire e conoscere il mondo, rappresentandolo attraverso una visione ed un sentire condivisi.

La figura mariana della Madonna, per quanto attiene alle sue forme di culto e venerazione, ha diversi punti di contatto e forse un’origine ideale comune con la dea Madre dell’antichità, Tanit, Astarte e Cibele, quando non con la stessa Venere (ericina) dea dell’amore.

Ciò invero si può dire soltanto sospendendo per un attimo la storicità del Vangelo cristiano ed il suo secolarizzato messaggio, per ritrovare lo spirito originario del culto del femminino sacro, che ha spinto l’uomo per millenni a celebrare la vita, la fecondità e la natura stessa, rappresentandola un po’ a tutte le latitudini con l’immagine sacra della Grande Madre della Terra dai larghi fianchi.

A questo proposito, attese le precedenti premesse, si può convenire nel sostenere che il cristianesimo, nelle sue idee fondamentali, ancora da plasmare e canonizzare, sia provenuto direttamente dall’Africa ed in particolare dal suo Paese a noi più vicino, la Tunisia.

Infatti, è proprio da Tunisi e poi da Cartagine, Sfax, città da cui ebrei e cristiani giunsero a Trapani e dove i nostri antenati trapanesi tonnaroti e salinai andarono a lavorare, che nel I sec. d.C., venne importata la concezione religiosa cristiana che i trapanasi/ericini hanno poi adattato a quella precedente elimo-punica, incentrata sul culto ericino della Dea Madre.

 

Ad Erice, l’Olimpo dell’antichità sicula, esisteva un culto della Dea Madre che costituiva il punto di riferimento religioso per tutto il Mediterraneo, così,da tutti i paesi prospicienti le rive del Mediterraneo, frotte di marinai e pellegrini giungevano ad Erice, portando preziosi doni d’oro, poi trafugati dai Romani, alcuni dei quali si trovano ancora oggi al Palatino, come una statuetta raffigurante la stessa Venere ericina.

Questo antico culto pagano era servito dalle vestali, sacerdotesse dell’amore: le “ierodule” e veniva celebrato due volte l’anno, una volta il 25 ottobre, con un volo di colombe-migranti che dal monte Erice andava verso il mare giungendo in Africa (detto Anagogia), anche se per molti studiosi il volo si interrompeva idealmente al Castello Punico di Trapani, denominato per l’appunto “Colombaia”, ed ancora il 23 aprile, quando lo stesso stuolo di colombe ritornava dal mare (Katagogia).

Questi riti sacri celebrativi si svolgevano in un clima di festa, tra canti evocativi che riecheggiavano per tutto il territorio trapanese e avevano un ampio respiroche coinvolgeva un po’ tutte le popolazioni della Sicilia. Le profonde ragioni a carattere antropologico che spingevano gli uomini a compiere questi riti eranopropiziatorie, si festeggiavano, infatti, nell’augurio dell’abbondanza, le due stagioni: la stagione invernale e quella estiva, “‘ummernu” e “la staciuni”.

Non a caso per i Trapanesi, ed in genere i siciliani, che così evidenziavano l’importanza di queste due stagioni, dandone un profondo risalto nei termini della lingua parlata, le stagioni vere e proprie erano soltanto due, tanto che non c’è traccia nel vocabolario siciliano di una parola che indichi la primavera o l’autunno, se non un generico accenno al tempurimmezzo.

A testimonianza di quanto fosse importante il culto della dea Madre, si deve dire che sul percorso di un’antica strada costellata da pietre miliari, che da Erice porta alle grotte di Scurati e poi continua fino a San Vito lo Capo, in una di queste antichissime pietre vi è raffigurata in forma stilizzata una donna,chiamata dai locali custonacesi”`a pupa”.

Probabilmente a molti non è chiaro che quella pietra detta oggi “a pupa”, è in realtà una raffigurazionedella Dea Madre, Cibele/Tanit, che attraverso i secoli assunse diversi nomi fino a divenire la Venus Erycinaper i romani.

E’ da poco trascorso il periodo dei festeggiamenti della Madonna, che sia a Custonaci che ad Erice, si celebra l’ultimo mercoledì di agosto, quand’ anche a Trapani il 15 agosto si festeggia la Madonna, ora è interessante notare come in entrambi i casi la leggenda popolare narra che, sia il quadro della Madonna di Custonaci, sia la Statua della Madonna di Trapani, provengano dal mare e nel caso della statua della Madonna di Trapani, la tradizione vuole che fosse anticamente venerata in una chiesa siriana, sotto la protezione di un cavaliere templare pisano, tale Guerreggio.

Si possono aggiungere altri elementi che spieghino la forte relazione esistente tra l’Africa e le figure e le forme del cristianesimo antico, così il culto di un martire cartaginese, S.Giuliano, (San Iuono per i siciliani), nel 259 d.C.,fu importato dai pescatori trapanesi e nel nostro territorio divenne tanto importante, da assumere sotto il regno dei Normanni il nome della stessa città di Erice, che fino al 1934 era per tutti Monte San Giuliano.

Al martire cartaginese fu edificata poi la più antica chiesa dell’Acropoli e divenne quindi il Santo Protettore di tutto l’agro ericino. Si può aggiungere a ciò che è stato rinvenuto su un calendario Cartaginese del V sec. lo stesso giorno di culto per San Placido e trenta sui compagni martiri in Sicilia, da noi venerato il 5 di ottobre nella località anticamente chiamata col toponimo arabo di “Azakalazir”, tra la città di Trapani ed il Monte Erice, oggi ancora comunemente nota come Raganzili.

Anche il culto dei pescatori trapanesi di San Liberale (Santu Libiranti), rimanda al vescovo di Cartagine, venerato in una chiesetta trapanese edificata sugli scogli di tramontana, sulla punta estrema della città, dove la leggenda vuole che proprio i pescatori ne ripescarono il corpo, compiendo poi delle pesche miracolose. Ed ancora nell’isola di Favignana la chiesa monastero di Santa Caterina, è da attribuirsi a Caterina di Alessandria d’Egitto già martire in patria.

Se poi si fa menzione del fatto che a La Goulette, il porto di Tunisi, vi è una grande chiesa dedicata alla Madonna di Trapani e che ogni anno, fino al 1962, il 15 di agosto, in questo quartiere, si svolgeva una processione in onore della Madonna di Trapani, dove non era raro trovare anche musulmani ed ebrei assistere alla cerimonia, questo dovrebbe rendere noto come la religione cristiana ed in particolare il culto mariano della Madonna, nella sua trasfigurazione arcaica e idealizzata, abbia radici lontane e profonde, che affondano nella già martoriata terra del nord Africa.

La tesi di fondo è dunque che alle origini della diffusione del cristianesimo dei padri della Chiesa, la popolazione berbera del Nord Africa, fosse prevalentemente cristiana e che, quindi, proprio partendo da queste regioni si diffuse il cristianesimo stesso durante l’impero romano, che a vicende alterne tollerò i berberi cristiani,poi li perseguitò ed infine con l’editto di Costantino del 313 d.C. li rese liberi.

Di Marco Michele

 

 

Autore dell'articolo: Redazione Evento

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