Trapani e Saturno

Vi sono molte leggende che vedono la città di Trapani scenario di mitologici accadimenti e di fatti pseudo-storici che si perdono nella notte dei tempi. Tra queste ve ne sono alcune che addirittura lo diventano per l’ostinazione di personaggi illuminati che, rileggendo attentamente la storia dei miti antichi, rintracciarono proprio in questa nostra terra la rete che cattura tra le sue maglie, quasi come un tuffo nel surreale, l’anello di congiunzione che fonde a sé mito, storia e leggenda. Da Samuel Butler che rintracciava a Trapani Omero e l’ambientazione dell’Odissea con la presunta collocazione dell’isola di Itaca a Marettimo, o dell’isola delle Capre a Favignana ed a molte altre rivisitazioni dei luoghi del mito dello stesso autore che volle vedere nelle terre incantate del territorio trapanese le principali tappe della personale odissea dell’astuto Ulisse. Quella che ci accingiamo a raccontare è una leggenda scaturita dalla pregnante fantasia di uno studioso trapanese, tale Pietro Sugameli, il quale intorno ai primi del ‘900 riconobbe nella piccola frazione di Pietretagliate il luogo preciso in cui caddero dal cielo i genitali del dio Saturno, evirato con la falce che cadendo generò Trapani dal figlio Crono, secondo il celebre episodio mitologico raccontato nella Teogonia di Esiodo. Sugameli interpretò la Teogonia esiodea seguendo un filo rosso che lo condusse a dimostrare l’indimostrabile, nell’intento di guadagnare elementi utili alla spiegazione di un’altra sua teoria, secondo cui Trapani sarebbe stata una colonia egizia. Questa sua teoria avallava la tesi dell’Orlandini, storico trapanese del ‘600, il quale sostenne che la città di Trapani fosse stata un tempo l’antica Camasena, città mitica di origine egizia fondata secondo il mito da Cam, uno dei figli del biblico Noè. Pietro Sugameli avviò la sua instancabile ricerca partendo dal ritrovamento di un graffito fenicio, nei pressi della cappella di San Giuseppuzzu in contrada Pietretagliate, raffigurante il mito dell’evirazione di Saturno da parte del figlio Crono, i cui genitali sarebbero stati rappresentati come caduti sulla terraferma in corrispondenza proprio della suddetta contrada di Pietretagliate. In un secondo momento Sugameli asserisce, precisando la natura della sua scoperta, che in realtà il cote non era altro che una pietra, o per meglio dire un sasso, del peso di 17 chili circa, guarda caso della curiosa forma di un testicolo dalle divine proporzioni. Insomma, si può dire che quello che a tutta prima poteva sembrare un ridimensionamento dell’importanza della sua avvenuta scoperta, si stava in realtà pian piano rivelando come un’ulteriore conferma della bontà della sua eccentrica teoria che puntava a fare della piccola contrada di Pietretagliate il luogo fisico di un evento puramente mitologico. Ad ogni modo Sugameli basa le sue ardite ipotesi sull’interpretazione di una scrittura apparentemente fenicia impressa nel cote di sua scoperta, dove compare una parola “I KAESI” che lui traduce con “cielo tagliato”, facendo derivare così il primo termine linguistico dall’etimologia della parola luce e il secondo lemma dalla radice del verbo “kas”, cioè tagliare. A questo punto, a suon di stringenti analisi etimologiche, fu facile per il Nostro arrivare alla definitiva conclusione che quella scritta volesse indicare nella presente contrada di Pietretagliate: il fantomatico “luogo del cielo tagliato”, ossia il posto, la terra, in cui caddero dal cielo, appunto tagliato, i genitali del dio Saturno. Anche non volendo sostenere l’assurdità di questa teoria, appare curioso come proprio la figura del dio Saturno sia stata per lungo tempo in antichità proprio il patrono ed il protettore di questa misteriosa ed antica città di Trapani. Trapani, città che ricorda per forma e per nome (drenanon: falce) quella mitica falce che evirò il dio Saturno.

a cura di Michele Di Marco

Autore dell'articolo: Redazione

Lascia un commento